Alimentari e italiani

Gli italiani sono i consumatori europei che destinano ai consumi alimentari domestici le maggiori risorse economiche sia in valori assoluti che in incidenza sul totale della spesa.

Gli italiani possono vantare l’alimentazione più bilanciata e orientata ad una dieta sana.

Italiani e cibo rappresentano un binomio inscindibile. Lo suggerisce l’aneddotica, a partire dal successo che la nostra cucina riscuote in tutto il mondo, lo documentano le statistiche. Tra i principali paesi europei, è l’Italia la nazione in cui l’alimentazione assume una centralità ed una rilevanza economico-sociale che non ha eguali oltre confine.

Tre sono le evidenze che documentano questo fenomeno:

  • Gli italiani sono in Europa quelli che destinano all’acquisto di cibo e bevande le maggiori risorse economiche (secondo l’OCSE, quasi 2500 euro l’anno a persona, contro i 2300 della Francia ed i 2000 della Germania).
  • Il nostro è il paese in cui l’incidenza della spesa alimentare sul totale dei consumi raggiunge i valori più elevati nelle graduatorie internazionali: circa un quinto dei consumi complessivi, primato che in Europa condividiamo solo con gli spagnoli. Si tratta di una percentuale che supera di ben 5 punti la quota tedesca e di 7 punti quella britannica, Paesi che certamente non fanno dell’alimentazione un tratto identitario.
  • In Italia, l’incidenza della spesa alimentare è cresciuta nel tempo in misura maggiore: prendendo in considerazione l’ultima decina di anni, si osserva un incremento dell’1,3%, rispetto all’1,2% della Germania, al -0,3% della Francia ed al -3,1% della Spagna.

L’Italia mantiene il primato per:

  • La spesa alimentare pro-capite degli italiani ai vertici della classifica mondiale
  • Italia e Spagna sono i Paesi europei che destinano a cibo e bevande la maggiore quota del budget di spesa
  • Italia “trend-setter” d’Europa: parte dal nostro Paese l’accelerazione verso la dieta mediterranea, le verdure, alimento cardine della dieta mediterranea e per i prodotti a base di cereali (pane e la pasta), ingredienti ancora fondamentale sulla tavola nonostante l’arretramento degli anni recenti. La Spagna spende più di ogni altro Paese in Europa per carne, latte e prodotti derivati, ma anche per la frutta. Meno “salutari” le leadership vantate da Francia e Regno Unito, rispettivamente per oli e grassi (burro, margarina ecc.) e per le bevande alcoliche.

Anche le misure statistiche disponibili sul consumo alimentare dimostrano l’esistenza di profonde differenze tra il nostro e i paesi Nord-Europei (soprattutto il Regno Unito e la Germania). Al contrario, Italia e Spagna sono paesi accomunanti dalla vicinanza geografica e (forse anche per questo) dalla prossimità degli stili alimentari adottati dalla maggioranza dei consumatori.

Alla base di questa comunanza di approccio si colloca ovviamente l’adesione alla dieta mediterranea, che oggi rappresenta il riferimento incontrastato attorno al quale tutti i Paesi stanno lentamente convergendo. Sembrano anche quelli più reattivi nel tradurre in scelte di acquisto i grandi movimenti che riguardano il ruolo del cibo. Se si pensa, ad esempio, all’evidente calo nei consumi di carne a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ed all’incremento della spesa per pesce, frutta e verdura, l’Italia è stata certamente la prima a raccogliere le opportunità del cambiamento e a guidare il fenomeno. La variazione nei consumi di carne fra il 2014 ed il 2010 faceva già segnare un -2% (in Francia, ad esempio, si tratta di un fenomeno decisamente più recente, avviato solo a cavallo del biennio 2015-2016), così come pesce e frutta nello stesso periodo registravano rispettivamente un +6% ed un +7%.

Secondo una recente indagine condotta da Iri Information Resouces, la disponibilità ad adottare tali innovativi comportamenti di consumo (tra gli altri salutistico, senza glutine e vegetariano) in Italia sembra superiore di alcuni punti percentuali rispetto alla media europea.

Fonte: RAPPORTO COOP 2018
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