RALLENTA E SI QUALIFICA LA CRESCITA DEI PRODOTTI SALUTISTICI

Gli italiani sono sempre più consapevoli dello stretto legame esistente tra alimentazione e salute. E ormai da alcuni anni utilizzano l’alimentazione per migliorare il proprio benessere fisico. Eppure, dopo anni di forte crescita il 2018 sperimenta un primo rallentamento di alcuni prodotti salutistici. Saturazione di mercato o incapacità dei prodotti di cogliere le reali esigenze del consumatore?

Il forte legame percepito dagli italiani tra alimentazione, salute e benessere ha fortemente condizionato le scelte d’acquisto ed ha favorito negli ultimi anni il repentino affermarsi di prodotti che a quei contenuti nutrizionali facevano riferimento.

Il Rapporto Coop dello scorso anno segnalava come sempre più l’alimentazione sia percepita quale strumento di prevenzione e cura della salute e che oggi i consigli di medici e naturopati contano più del marketing e della pubblicità e ancora che i consumatori sono più sensibili alle proprietà terapeutiche dei cibi ancor più di quelle organolettiche. L’osservatorio Immagino GS1-Nielsen ha quantificato in poco meno di 200 milioni il giro d’affari incrementale che origina dai prodotti che valorizzano in etichetta la presenza di qualche componente nutrizionale con effetti positivi sul benessere e la salute (in termini di numerica siamo vicini al 10% del totale assortimento).

Allo stesso modo il biologico resta ancora oggi uno dei segmenti più dinamici dell’intero panorama alimentare, con tassi di incremento che sfiorano il 15% a valore. Prodotti dietetici, “free from” e rich in”, sostituti delle proteine animali e “superfood” sono stabilmente entrati nel lessico e nelle preferenze degli shopper italiani caratterizzando quello che è stato un vero e proprio boom di mercato.

Fonte: RAPPORTO COOP 2018

Per la prima volta da molto tempo, il 2018 sperimenta un primo, timido rallentamento dei ritmi di crescita di questo filone di consumo: nulla a che vedere con una inversione di tendenza, piuttosto un assestamento, in parte fisiologico, per una porzione di mercato che potrebbe avere raggiunto una fase di maturità, e in qualche caso forse un effetto saturazione.

Sotto questo punto di vista, è importante rimarcare che gli italiani hanno oramai adottato un approccio “try and judge”. In una prima fase, affascinati dalle novità, i consumatori sono propensi ad assaggiare ingredienti innovativi e prodotti di recente immissione sul mercato; una volta sperimentato il prodotto ne valutano l’effettiva validità e decidono se confermarne l’acquisto oppure, soprattutto quando l’esperienza non si dimostra all’altezza delle aspettative, se desistere e orientarsi verso altre sperimentazioni.

Dopo il nomadismo dei punti vendita, osservato nella fase più acuta della recessione quando gli italiani, mossi dalla ricerca del risparmio, frequentavano tutti i formati della distribuzione commerciale, ci troviamo di fronte ad un nomadismo assortimentale, una infedeltà ai prodotti che si traduce in forti oscillazioni del venduto da un anno all’altro. Una qualche evidenza di assestamento delle vendite si desume dai dati del primo semestre 2018: il carrello della “salute”, riferito ai principali prodotti che presentano attributi “salutistici”, è cresciuto del 2,3% sul 2017, a fronte di un +5% dell’anno precedente.

L’indicazione fondamentale è che la tendenza al salutismo continua a progredire. Medesimi segnali di rallentamento si colgono analizzando le variazioni delle vendite riferite ad alcune delle principali declinazioni del binomio “salute e cibo”: il paniere che raggruppa i prodotti “senza glutine” (protagonisti di un progresso di 15 punti percentuali nel periodo 2014-2018) fa segnare un modesto +1% nell’ultimo anno; anche il “dietetico” è fermo (+3% la variazione 2018/2014), mentre i sostituti delle proteine animali sono in calo (-4% negli ultimi dodici mesi a fronte di un lusinghiero +14% tra 2014 e 2018).

Allo stesso tempo resta invece ancora in buona crescita il comparto del senza lattosio. La flessione ha finito per contagiare anche alcuni dei prodotti simbolo di questo movimento: è il caso del seitan (-0,3%), del tofu (-0,5%) e della pasta di kamut (-1,1%), autori di progressioni a due cifre in questi anni.

Il trend al ribasso che sta caratterizzando le vendite dei prodotti salutistici non sembra risparmiare neanche gli alimenti di base di questa particolare dieta. Guardando ai primi piatti, la pasta di farro e la pasta di semola integrale hanno fatto segnare un incremento dell’8% rispetto al 2017, rispettivamente dopo un +35% ed un +28% registrati nel 2016 sul 2015. Un andamento simile si può riscontrare anche nel caso del riso integrale, stabile rispetto al 2017 (+1%), e in deciso assestamento, dal +24% registrato nel 2016.

Diversamente dalla pasta, le vendite di pane integrale sono scese di 38 punti percentuali rispetto al 2017, con un segno meno che ha caratterizzato anche l’andamento delle vendite di fette biscottate integrali. Cali assai pronunciati sono visibili anche nel caso degli integratori di fibre vegetali (-16%) e dello zucchero di canna (-13%), che solo nel 2017 cresceva del 9% e nel 2016 faceva segnare, addirittura, un +51% di vendite.

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